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Notizie20.06.2012

Il Liechtenstein rimane senza una «soluzione dei termini»

In caso di necessità, veto del Principe ereditario

Il parlamento del Liechtenstein ha respinto l’abrogazione della punibilità nello Stato per gli aborti praticati all’estero. Inoltre per il momento è stata ritirata una mozione finalizzata all’introduzione di una «soluzione dei termini» sul modello della Svizzera.

L’ultimo dibattito nel parlamento era stato preceduto da una votazione popolare, tenuta il 16/18 settembre dell’anno passato. Quella volta, la lobby abortista voleva, attraverso un’iniziativa popolare, introdurre una «soluzione dei termini» sul modello austriaco: gli aborti fino alla nascita sarebbero stati possibili senza sanzione penale nel caso di «fondata eventualità di una grave menomazione mentale o fisica del nascituro». Però la modifica del codice penale che era stata proposta non trovò – sia pure di stretta misura – una maggioranza. La votazione suscitò forte scalpore, non da ultimo poiché nella fase precedente il Casato principesco aveva preso chiara posizione contro la «soluzione dei termini» e minacciato un conseguente veto del Principe ereditario Alois.

 

TENTATIVI IN PARLAMENTO. Dopo di ciò, alcuni parlamentari del Liechtenstein lanciarono proposte alternative di liberalizzazione. Sette politici dei partiti della coalizione del governo borghese Fortschrittliche Bürgerpartei e Vaterländische Union proposero l’abolizione del cosiddetto principio della competenza penale universale: sarebbe così decaduta la punibilità nel Liechtenstein degli aborti praticati all’estero. Il 19 ottobre 2011 questa iniziativa fu rimessa per parere dal parlamento al governo, con 15 voti su 25 deputati.

Pepo Frick del partito alternativo verde Freie Liste e l’indipendente Harry Quaderer presentarono nell’ottobre 2011 una mozione che prevedeva una «soluzione dei termini» sul modello della Svizzera. Il governo avrebbe dovuto sottoporre al parlamento un corrispondente progetto di legge. A questa richiesta seguì il 19 ottobre 2011 il no dei parlamentari, con 13 voti contro 12. Evidentemente, la stretta misura del risultato dovette, già un mezzo anno più tardi, animare ad un nuovo tentativo il deputato Frick, che il 3 aprile 2012 presentò una mozione simile.

 

PERICOLO NON ANCORA SCONGIURATO. Così, il 25 aprile 2012 il parlamento si occupò di nuovo di entrambi i progetti di legge – che questa volta fallirono entrambi. L’abolizione del «principio della competenza universale» raccolse ancora solo 11 voti. E la mozione per una «soluzione dei termini» sul modello svizzero non arrivò nemmeno alla votazione, poiché fu ritirata dallo stesso promotore: Pepo Frick non voleva rischiarne il fallimento per vizi giuridici di forma. Nel corso dei dibattiti, il testo aveva subito modifiche, che ora ne minacciavano la rispondenza ai requisiti di una mozione. Frick annunciò però che avrebbe intrapreso «a breve termine» una nuova offensiva parlamentare. Lo status quo «non era più accettabile».

Di conseguenza, il pericolo di una «soluzione dei termini» anche nel Liechtenstein non è definitivamente bandito. Contro le deliberazioni del parlamento il popolo può tuttavia ricorrere al referendum. E se alla fine il popolo dovesse davvero capitolare rimane la fiducia che il Casato principesco continuerà ad essere deciso di non sancire la minacciata introduzione di un tale iniquo sistema.

 

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