nothing received yet
Ultraschallbilder
33 ragioni di avere un bambino
Ulteriori news
Politica23.03.2017

Deve la Svizzera promuovere gli aborti nei paesi in sviluppo con denaro dei contribuenti?

… e il Consiglio federale intende perfino prendere in esame la possibilità di un altro aumento dei contributi!

«Aborto: non con le mie imposte!»

«Aborto: non con le mie imposte!» Il 2 marzo 2017, davanti alla sede UE a Bruxelles, difensori della vita raccolgono firme contro il fundraising per aborti, mentre nella stessa città, nel Palazzo Egmont, si tiene una conferenza internazionale di donatori. (© Figura: Virginia Mayo/AP Photo/Keystone)

Dopo che il nuovo governo USA ha chiuso il rubinetto degli aiuti finanziari a tutte le organizzazioni straniere immischiate negli aborti, i fautori dell’aborto cercano in tutto il mondo di acquisire altri paesi e finanziatori privati, per introiti ancora maggiori di prima. La Svizzera non «può» al momento elargire più di quanto preventivato…

Chi non era ancora consapevole di ciò, rimane meravigliato – e certamente anche deluso: organizzazioni internazionali che si battono per il supposto «diritto» all’aborto ricevono dalla Svizzera denaro pubblico nell’ordine dei milioni. La International Planned Parenthood Federation (IPPF), il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il Programma congiunto delle Nazioni Unite su HIV/AIDS (UNAIDS) – solo per citare i più significativi – sono registrati tra i destinatari dell’Aiuto svizzero allo sviluppo.

Esempio IPPF: negli anni dal 2009 al 2015, più di cinque milioni di aborti sono riconducibili a questo (secondo Wikipedia) massimo finanziatore privato di programmi per la pianificazione familiare. Stando alle ricerche di mamma.ch, IPPF sarebbe sostenuta già dal 1995 dalla Direzione svizzera dello sviluppo e della cooperazione (DSC). Nel periodo dal 2013 al 2015 passarono all’IPPF in totale 6 milioni di franchi; per il periodo dal 2016 al 2019 sono preventivati 8,6 milioni di franchi.

 

Fundraising per aborti. E se fosse per politici come Yvonne Feri, la Svizzera ora dovrebbe ancora di più mettere le mani al portafoglio. Il 28 febbraio 2017, la parlamentare PS argoviese domandò in Consiglio nazionale se la Svizzera fosse pronta a sostenere l’iniziativa «She decides» («Decide la donna»). Questa è una campagna internazionale di fundraising, sorta come reazione all’ordine esecutivo di Donald Trump di non permettere più che sia trasferito denaro USA a organizzazioni che all’estero offrono aborti, che si battono per la loro legalizzazione o che forniscono a donne ragguagli sul tema aborto (cosiddetta «Mexico City Police» del 23 gennaio 2017).

Il ritiro USA significa la soppressione di 575 milioni di dollari l’anno. Per poter compensare questo vuoto, il governo olandese decise il lancio di «She decides» proprio il giorno successivo al decreto di Trump. Il 2 marzo 2017, più di 400 rappresentanti di governi, organizzazioni e fondazioni da oltre 40 paesi risposero all’invito dei governi di Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca, partecipando a Bruxelles a una conferenza internazionale dei finanziatori. Circa 181 milioni di euro furono promessi quel giorno. Per esempio, 20 milioni vennero dalla fondazione Bill e Melinda Gates (fondatore della Microsoft)… Dei vari stati, quelli che hanno prospettato erogazioni più alte che nel passato sono Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda e Svezia.

 

Posizione della Svizzera, favorevole all’aborto. Alla conferenza era presente anche una delegazione Svizzera! Nominata fu l’«incaricata di programma» per «la salute e i diritti sessuali e riproduttivi» presso la Direzione svizzera dello sviluppo e della cooperazione (DSC) – che però non poté fare nessuna promessa circa un aumento dei contributi. Nella sua risposta all’interrogazione della consigliera nazionale Feri, il consigliere federale Didier Burkhalter si espresse il 6 marzo all’incirca così: il Consiglio federale approva l’iniziativa «She decides»… Quanto all’aumento dei contributi, si prenderà in esame la possibilità di un aumento per i prossimi anni. In verità, «data l’attuale situazione di bilancio» sarà probabilmente impossibile disporre di mezzi supplementari.

L’Associazione Mamma è indignata di questa posizione ufficiale della Svizzera, favorevole all’aborto, e si propone di riflettere sui passi da compiere per porre fine a questo finanziamento. Aborti non sono aiuti allo sviluppo, bensì una forma di colonialismo!

 

Mike Pence sul podio della manifestazione. (Figura: screenshot/Fox 10 Phoenix)

 

Il vicepresidente USA partecipa alla marcia per la vita

 

Non era mai successo finora! Il 27 gennaio 2017 si svolse a Washington, D.C. la 44a «marcia per la vita». In questa occasione – appena una settimana dall’entrata in carica – il nuovo governo ha mostrato chiaramente di prendere sul serio la protezione della vita. Lo stesso Trump informò con un twitter che la marcia godeva del suo pieno sostegno. Il suo vice Pence partecipò di persona e tenne anche un convincente discorso; «Life is winning again in America – In America la vita è di nuovo vincente», dichiarò tra l’altro. Da parte sua, la Signora Karen ricordò che negli anni passati, la famiglia Pence aveva già partecipato a tante marce per la vita.

 

 

Norma McCorvey alias «Jane Roe» – prima di convertirsi, era un’icona per i fautori dell’aborto. (Figura: screenshot/VirtueMedia)

 

Rimorso fino alla fine della vita

 

Militanza per il «diritto» all’aborto. La donna con cui prese inizio la legalizzazione dell’aborto in USA è morta per collasso cardiaco il 18 febbraio 2017, all’età di 69 anni. All’inizio degli anni 70 era stata promossa, sotto l’egida di avvocate radical femministe, alla funzione di accusatrice nel tristemente noto processo «Roe contro Wade». Con il verdetto della Corte suprema a suo favore, il 22 gennaio 1973 gli aborti divennero, in linea di massima, legali. Negli anni 90, McCorvey si convertì, si fece battezzare e divenne una convinta e attiva sostenitrice della vita. Tra l’altro rivelò che la sentenza del 1973 era stata ottenuta con l’inganno. Fino al termine della vita deplorò il suo ruolo nello sciagurato processo e soffrì sotto il peso di sapersi corresponsabile della morte di milioni di bambini innocenti. Possa ora riposare in pace.

 

Video consigliati

Messaggio del Presidente USA alla Marcia per la Vita di Washington

Il 19 gennaio 2018, per la prima volta un Presidente USA in carica si è rivolto in linea in diretta ai partecipanti della «March for Life» a Washington D.C. Seguite, in questa ripresa dal giardino della Casa Bianca, le osservazioni introduttive del vicepresidente Mike Pence e poi il discorso di Donald J. Trump (durata totale 13 minuti circa). – Lingua: inglese – Immagine più grande in migliore risoluzione: clic sul logo YouTube (link sulla pagina YouTube) – Fonte: whitehouse.gov

Così tanta gente ha preso parte alla March for Life 2018!

Il 19 gennaio 2018 si è tenuta sotto condizioni meteorologiche ideali la 45a March for Life (Marcia per la Vita) a Washington D.C. Vedete qui a volo d’uccello una ripresa, comprimata a 1 minuto di durata, del  corteo quasi interminabile di manifestanti! – Video senza sonoro – Immagine più grande in migliore risoluzione: clic sul logo YouTube (link sulla pagina YouTube) – Fonte: studentsforlife.org

Un genio a un passo dall’essere abortito

Questo cortometraggio, di realizzazione professionale, si basa su un fatto reale. L’ambientazione riporta al 18° secolo: una gestante si trova sull’orlo di un baratro, e anche il bambino che porta in grembo è minacciato da distruzione… Ma non si arriva a tanto. Invece, alla fine la madre, nonostante il parto difficile, può dire in piena sincerità sì al bambino – o, per usare le parole del film, riesce «ad accogliere le note discordanti» per «comporre con queste una nuova melodia». – Lingua: tedesco con sottotitoli in inglese – Immagine più grande in migliore risoluzione: clic sul logo YouTube (link sulla pagina YouTube) – Fonte: crescendomovie.com

Il festeggiato era stato abortito
Il festeggiato era stato abortito

È un pensiero che perseguita tante donne dopo un aborto: «Come sarebbe se il mio bambino fosse ancora vivo?» Nel cortometraggio «Aaron», una giovane donna si trova a combattere con questo interrogativo nel giorno calcolato per il compleanno del proprio figlio abortito: immagina di trascorrere la giornata con lui nel parco giochi. Il video culmina con la scena in cui la donna siede sola su una panchina e ode la voce di un bambino piccolo mormorare: «Ti amo, mamma. E ti perdono.» – Lingua: inglese con sottotitoli in italiano – Immagine più grande in migliore risoluzione: clic sul logo YouTube (link sulla pagina YouTube) – Fonte: lifesitenews.com

«Mamma, voglio raccontare che cos’è veramente l’aborto»

Il cortometraggio «To Be Born» («Nascere») tratta di una giovane donna alle prese con una gravidanza fuori programma e intenzionata di abortire. Nel mezzo dell’intervento si viene a trovare in una penosa situazione: ode la voce della sua figlioletta non ancora nata, che comincia a descrivere gli sconvolgenti particolari di quello che le sta succedendo. – ATTENZIONE: Questo film contiene scene e particolari probabilmente non adatti a minorenni e persone particolarmente emotive. – Lingua: Inglese – Immagine più grande in migliore risoluzione: clic sul logo YouTube (link sulla pagina YouTube) – Fonte: tobeborn.com – Commento: Cortometraggio con alcune immagini difficile da sopportare, ma realizzato con vera professionalità.

«Sangue del tuo sangue»

Videoclip rap «Dis Fleisch und Bluet» (Sangue del tuo sangue) – Stego feat. Cesca – Lingua: dialetto svizzero tedesco – Immagine più grande in migliore risoluzione: clic sul logo YouTube (link sulla pagina YouTube) – Fonte: stego.ch