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Politica23.03.2017

In Svizzera, il 70 percento è a favore di una pena per chi spinge all’aborto

Chiare maggioranze in uno studio rappresentativo d’opinioni

Un uomo con una macchina sportiva.

_Quando uomini fanno pressione per l’aborto…_ Una donna in conflitto per una gravidanza non ha bisogno di una macchina sportiva,… (© Figura: Andrey Kiselev/123RF)

Una donna che piange.

… ma di protezione e aiuto. (© Figura: Artem_Furman/iStock/Thinkstock)

Per incarico dell’Associazione Mamma, un istituto svizzero per la ricerca di mercato e sociale ha intervistato 1102 persone in tutta la Svizzera sul tema «Aborto contro il proprio volere». I risultati dell’inchiesta confermano che l’esigenza di proteggere le donne gravide dalla pressione ad abortire incontra un’eco positiva presso l’ampio pubblico.

Agli intervistati è stato domandato per telefono: «Secondo la Sua opinione, quante volte accade che donne incinte fuori programma, sotto la pressione da parte della loro situazione o del loro ambiente umano – per esempio padre del bambino, genitori, datore di lavoro – prendano in considerazione un aborto o ne siano spinte?» – Il risultato del sondaggio mostra che l’84 % della popolazione ritiene che ciò succeda spesso o almeno talvolta. L’8 % non ha a tale riguardo alcuna opinione. Solo pochi (un altro 8 %) immaginano che ciò non accada quasi mai. Il fatto che donne gravide abortiscono il loro bambino perché spinte non è quindi percepito dalla moltitudine come un fenomeno marginale. Allora, quali conseguenze se ne devono trarre? Abbisognano le donne in questa situazione di una particolare difesa?

 

Forte consenso. In questo contesto si trovano le altre domande rivolte agli intervistati per conto dell’Associazione Mamma. L’introduzione di una pausa obbligatoria di riflessione prima dell’aborto potrebbe attenuare la pressione? Sarebbe ragionevole vietare in generale gli aborti quando la decisione per l’aborto è data dal sesso «indesiderato» del nascituro? Si deve redigere obbligatoriamente una statistica sui motivi dell’aborto? Nei riquadri in basso mamma.ch riporta le domande più interessanti del sondaggio rappresentativo e i relativi risultati.

Tutto sommato emerge il quadro di uno spirito chiaramente favorevole alle istanze messe in rilievo. Il maggiore consenso è venuto peraltro dai seguenti gruppi di popolazione: residenti di campagna, persone con bambini, svizzeri di lingua tedesca.

 

l sondaggio fu compiuto nel periodo tra il 21 e il 26 novembre 2016. Furono eseguite in tutto 1102 interviste telefoniche assistite da computer. Destinatari erano abitanti di ogni parte della Svizzera, di età superiore a 15 anni. La precisione del rilevamento è del +/– 3 %.

 

Introdurre una pausa di riflessione. Domanda: «Finora è possibile far praticare subito un aborto. Alle donne che meditano un aborto e che per questo consultano un medico, deve essere accordata una pausa di riflessione di tre giorni, allo scopo di evitare loro una decisione affrettata?»

Risultato dell’inchiesta:

82 % «Sì»
13 % «No»
5 % «Non so»/Nessuna risposta

Proibire gli aborti motivati dal sesso «indesiderato» del nascituro. Domanda: «Finora è di fatto possibile abortire un bambino a causa del suo sesso. Deve essere ciò proibito in futuro?»

Risultato dell’inchiesta:

77 % «Sì»
19 % «No»
4 % «Non so»/Nessuna risposta

Perseguire il spingere all’aborto come reato punibile. Domanda: «Devono essere condannate persone che spingono una donna ad abortire il suo bambino?»

Risultato dell’inchiesta:

70 % «Sì»
21 % «No»
8 % «Non so»/Nessuna risposta

Registrazione statistica dei motivi dell’aborto. Domanda: «Si devono registrare (anonimamente) e analizzare i motivi per cui le donne abortiscono?»

Risultato dell’inchiesta:

65 % «Sì»
31 % «No»
4 % «Non so»/Nessuna risposta

 

 

La Commissione nazionale d’etica è fuori strada

 

Selezione in base al sesso. Test di nuovo tipo forniscono informazione sul sesso del bambino già dalla 9a settimana di gestazione. I test possono essere così usati abusivamente per un aborto non punibile, di femmine o anche di maschi, prima del termine di 12 settimane. Nella revisione della Legge federale sugli esami genetici sull’essere umano, il Consiglio federale vuole perciò che la gestante possa apprendere il sesso del nascituro non prima della 13a settimana. In un parere pubblicato il 24 febbraio 2017, la Commissione nazionale d’etica (CNE) assume la posizione opposta. In Svizzera mancano esempi di selezione in base al sesso, asserisce la Commissione. Invece, Thomas Eggimann della Società svizzera di ginecologia dichiara il 1o marzo 2017 alla radio SRF: «Si ricevono di continuo richieste per venire a conoscere il sesso del nascituro. In parte anche per motivi religiosi.» E Daniel Surbek, primario della Clinica ginecologica di Berna, stima che in Svizzera in un anno siano 100 i casi di aborto per motivo del sesso.

 

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