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Politica24.05.2017

La Svizzera sostiene strategia abortista con un contributo di oltre 2 milioni di franchi all’anno

La Confederazione «collabora per lo sviluppo» con l’«IPPF»

Tre bambini africani.

Per l’IPPF, fondamentale nell’«aiuto allo sviluppo» non è l’ABC… bensì l’aborto. (© Figura: Riccardo Lennart Niels Mayer/iStock)

Salute e diritti sessuali e riproduttivi per tutti»: ecco lo scopo dichiarato dalla International Planned Parenthood Federation (IPPF). In realtà, al centro degli interessi della federazione vi è la politica demografica. Che la Confederazione faccia sua l’ideologia portata avanti da questa lobby abortista è in ogni caso scandaloso.

La IPPF è una federazione mantello che comprende circa 150 organizzazioni attive sotto la bandiera della «pianificazione familiare». Detto in modo esplicito però, ciò che la IPPF persegue, in realtà è una politica demografica basata sull’assunto che la crescita della popolazione mondiale vada contrastata. Un aspetto fondamentale del suo agire sono i tentativi di influenzare le legislazioni nazionali promuovendo il presunto «diritto» all’aborto.

 

«Compreso l’aborto». Per il periodo dal 2016 al 2019, la Direzione svizzera dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha messo a budget in favore dell’IPPF 8,6 milioni di franchi. Si tratta di 2,15 milioni di franchi all’anno. Il denaro serve all’attuazione della strategia dell’IPPF nel suo insieme. Per l’attuale strategia 2016-2022, l’IPPF ha tra l’altro deciso quanto segue:
1. «[…] assicurare che il cambiamento sia sostenuto delle donne e dai leader giovanili;
2. assicurare ai giovani l’accesso a un’educazione sessuale completa e la realizzazione dei loro diritti sessuali; assicurare il sostegno di campioni, leader di opinione e dei media nel promuovere la salute, i diritti individuali e la possibilità di scegliere;
3. offrire i servizi basati sui diritti, compreso l’aborto sicuro [...]».

 

«La dittatura del ricco contribuente». Certo, l’importo che la Svizzera devolve all’IPPF non è enorme se paragonato alla somma globale destinata all’aiuto per lo sviluppo, che l’anno scorso ha raggiunto la cifra di 3,54 miliardi di franchi. Ma si tratta comunque di un sostegno riprovevole. Se la «cooperazione allo sviluppo» si lega alla politica demografica, essa corre il rischio di trasformarsi in una «dittatura del contribuente ricco»: è questa la definizione che ne aveva dato nel marzo del 2017 Obianuju Ekeocha, la fondatrice nigeriana dell’organizzazione di difesa della vita «Cultura della vita Africa». Che dice: «I governi occidentali che danno soldi per gli ‹aborti sicuri› ignorano le voci di milioni di persone in Africa che hanno già detto che non accettano l’aborto e non vogliono praticarlo in nessuna circostanza.»

 

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