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Notizie24.05.2017

Se ostetriche devono praticare aborti…

Da professione di sogno a incubo?!

Un’ostetrica.

L’ostetrica oggi: aiutare a partorire… o a far morire? (© Figura: RichLegg/iStock)

Alle ostetriche riluttanti a svolgere una determinata mansione lavorativa, la Svezia impartisce di fatto un’interdizione professionale. La Gran Bretagna è addirittura sul punto di ammettere ostetriche e infermiere a interventi di aborti chirurgici. In Svizzera non si è ancora arrivati a tanto – però la pressione sulle ostetriche perché partecipino agli aborti almeno indirettamente è forte anche in questo paese.

L’ostetrica Ellinor Grimmark (40) ama la sua professione. Tuttavia – o piuttosto proprio per questo – si rifiuta con fermezza di partecipare ad aborti, o anche di somministrare a donne la pillola del giorno dopo, o di applicare la spirale di rame. Di conseguenza, tre ospedali del suo paese, la Svezia, respinsero la sua domanda di assunzione. Grimmark sporse querela per discriminazione. Il tribunale distrettuale competente rigettò la querela, e il tribunale svedese del lavoro, come massima istanza per controversie in materia di lavoro, confermò il rigetto il 12 aprile 2017. Contro questa sentenza, Grimmark, assistita da esperti delle due associazioni di avvocati, «Scandinavian Human Rights Lawyers» e «Alliance Defending Freedom International», ha ora avanzato ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo. La donna nel frattempo vive e lavora con la sua famiglia in Norvegia, dove la sua libertà di coscienza è rispettata. Per lei si tratta di lottare in nome di tutte quelle ostetriche che, come lei, non sono disposte a collaborare per l’uccisione di bebè.

 

Gran Britannia: reinterpretazione della legge. Già dal 2014, il ministero della sanità britannico permette che la pillola abortiva sia somministrata non più solo da medici bensì anche da ostetriche e paramedici. Per i fautori dell’aborto non è quindi più lontana l’esigenza di ammettere questa classe di personale a praticare aborti chirurgici col metodo dell’aspirazione… Al necessario «supporto scientifico» provvede Sally Sheldon (49), docente di giurisprudenza presso l’Università del Kent (Inghilterra meridionale), dichiarata sostenitrice del supposto «diritto» all’aborto (fin poco prima della nascita!) e inoltre fiduciaria del BPAS, il maggiore impresario d’aborto in Inghilterra.

Sheldon sostenne l’anno scorso, in un articolo specializzato, la tesi secondo cui sia «insostenibile» che in Gran Bretagna gli aborti chirurgici possano essere praticati soltanto da medici. Secondo il suo punto di vista sarebbe, «proprio al contrario, legale, che ostetriche o infermieri opportunamente formati possano praticare raschiamento e aspirazione entro un gruppo di lavoro multidisciplinare (comprendente anche un medico)». Nell’argomentazione, la Sheldon parte dal presupposto che la legge britannica sull’aborto voglia in primo luogo garantire un’esecuzione «sicura» degli aborti. Nel caso del metodo con aspirazione, ciò avverrebbe però anche da lungo tempo negli interventi praticati da ostetriche e infermieri. Contemporaneamente, il servizio sanitario nazionale potrebbe in questo modo risparmiare denaro e i medici avrebbero più tempo per altro.

Se le ostetriche possono praticare raschiamento e aspirazione – quanto ci vorrà fino a quando dovranno farlo, e così fino alla discriminazione di coloro che non vorranno farlo? Ci sono ostetriche per le quali, sbrigativamente, non è un problema collaborare agli aborti. Però per molte di loro la professione di sogno rischia di degenerare in incubo. La pressione a svolgere un ruolo più o meno attivo nell’uccisione di bambini equivale a un pervertimento della professione – da loro scelta per aiutare i bambini a venire al mondo!

 

Discriminazione anche in Svizzera. In questo paese, ostetriche che praticano attivamente interventi d’aborto non sono ancora un tema, per lo meno non apertamente. Invece, in molti studi medici si prevede un’assistenza sanitaria, in generale un accompagnamento, presenza e sorveglianza delle donne che abortiscono. Anche questo può guastare la gioia alla professione… e portare, come in Svezia, alla discriminazione di quelle ostetriche che rifiutano anche questa collaborazione indiretta.

Giovani donne che per interesse e piacere alla professione vogliono iniziare una formazione come ostetriche vengono di regola anche in Svizzera osteggiate se rifiutano l’assistenza agli aborti. E all’Associazione Mamma sono noti addirittura più casi di ostetriche già qualificate che per la stessa ragione hanno perso l’assunzione già in atto. L’Associazione invita le ostetriche ad annunciarsi se necessitano di un sostegno per far valere i loro diritti.

 

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